
Oggi mi torna in mente un tredici dicembre di un po’ di anni
fa. Dieci per l’esattezza. Avevo il privilegio di vivere nella città più bella
del mondo e di avere gli anni in cui ogni sentiero pare in discesa. Come ogni
mattina, svirgolavo veloce per via De Pretis, avvolta nel mio cappottino bianco
alla francese e con gli occhi mezzi coperti dal basco di lana. Ero in ritardo.
Come sempre. La qual cosa, però, non mi impediva di contemplare l’abete al
centro di piazza del Viminale. Era maestoso, carico di brina mattutina ed
elegante come quella porzione di città. Sarei rimasta ore a guardarlo, ma, da
lì a mezzora, dovevo raggiungere via della Vittoria. A piedi non sarebbe stato
facile, ma come perdersi lo spettacolo di via Sistina, delle Quattro fontane e
del tripudio finale: la terrazza di Trinità dei Monti. Facevo quel tragitto
ogni mattina ed era talmente bello, che, se solo fosse stato possibile, lo
avrei prolungato a perditempo.
All’angolo con via Nazionale, però, inciampai ed andai a sbattere. Un
colpo fermo contro qualcuno. Era un uomo alto, robusto, dentro un cappotto
grande due volte lui. Feci per scusarmi senza attenzione, ma il tizio quasi mi
prese per il bavero. A quel punto dovevo necessariamente mandarlo a quel paese
e fare pure in fretta, perché il ritardo accumulato non poteva sorreggersi
sulle solite scuse. Alzando lo sguardo, però, incrociai non due, ma ben quattro
quattro occhi familiari. Nulla è più rassicurante del riconoscersi nella folla incolore
di una metropoli. C’erano davanti a me un padre ed una figlia. A esser sincera
la coppia più bella di padre e figlia che io abbia finora conosciuto. Chè è
ovvio amarsi tra genitori e figli, ma essere complici, grondare rispetto
reciproco e sintonia è un’altra cosa. Si trattava di due amici di sempre, due
persone con le mie stesse origini, che ritrovavo per caso nella città eterna,
nel giorno di santa Lucia. Furono sorrisi e abbracci e salti di gioia. Ed era
tutto vero. Tutto sincero. Giuro. Non come la solita manfrina dei “gran sorrisi
e gran saluti e non ci siamo mai piaciuti”. Entusiasti come dei ragazzini, ci
infilammo in strade e stradine, tra negozi e bottegucce, sommersi dall’aria di
Natale, che nell’Eterna non risparmia nessuno. Decisi, per quella volta, di non
fare il mio dovere quotidiano e disertai una lezione. Che le regole servono
anche per essere infrante. Ne valse la pena. A ora di pranzo scegliemmo un
ristorante di via del Boschetto. Il rione Monti, con la sua aria d’altri tempi,
ci incorniciava. A quel punto, il papà della mia amica intimò. “Ma oggi è santa
Lucia, ci l’hammu a guardari”. E infatti ordinammo solo riso. I siciliani lo
sanno che nel giorno in cui si venera la vergine e martire siracusana, che
salvò l’isola dalla carestia, sarebbe “peccato mortale” mangiare pasta, pane e
bella compagnia. Solo riso e grano cotto, la cuccìa, ma lontani dall’Isola dove
trovarla? Ci accontentammo di risotto ai carciofi e patate al rosmarino.
Quella giornata fu talmente bella che la ricordo a memoria.
La lunga passeggiata per quel centro città, che pare non avere né inizio e
manco fine. Con la mia amica ci fingemmo riccone (e ovviamente non ci credette
nessuno) nei negozi di via Frattina e dei Condotti. Incontrammo un nostro
compaesano pervenù, che ci squadrò dall’alto al basso e ci disse: ragazze,
stasera ci vediamo in giro, mi raccomando! Esplorammo il ghetto ebraico e il
dedalo di vicoli intorno a piazza Navona. Andammo da Castroni ad annusare caffè
da tutto il mondo e scrutare spezie dai nomi impronunciabili. Ci incantammo a
vedere il tramonto da Trinità e quindi ritornammo verso l’Equilino, dove in un
mercatino dell’usato ci regalammo a vicenda uno spillone alla moda di una volta.
La mia amica, che oltre ad esser bella ha anche una classe singolare, mi
sistemò addosso una pashmina di pochi euro manco fosse un tessuto di gran
pregio. Poi calò il sole e su un lettone d’albergo di via Milano ci confidammo
tutto il confidabile ed anche di più. Sorridemmo tanto ed è forse per questo
che di quel giorno ricordo ogni contrappunto. ‘Chè le persone che ti fanno
sorridere di cuore sono preziose e non bisogne perderle di vista mai.
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